Casi greci e stampa italiana.

Non si potevano nutrire speranze circa il contrario: un qualche provincialismo di cui soffre buona parte della stampa italiana mainstream è una malattia latente che si palesa puntuale, quando cessano le condizioni per l’attenzione al mondo al di là del confine.
È così che l’interesse ai casi di Paesi periferici rispetto alla “grade scena internazionale” si risveglia solo in due casi. Il primo è quello di guerre, epidemie e catastrofi che occupano le testate giornalistiche per qualche giorno o settimana; il secondo ha il sapore amaro della notizia data solo se considerata capace di riflettersi, più o meno direttamente, sulla Penisola.
Così è stato per la Grecia della crisi. Sui media italiani, il rischio del “contagio” ellenico (secondo l’orribile metafora medica prevalsa) è apparso spesso quale filo conduttore di analisi, reportage e notizie, a partire dalla primavera del 2010 per terminare in concomitanza delle elezioni nazionali, tra gennaio e febbraio del 2013.
Certo, nella prima metà dell’anno in corso, la Grecia non scompare del tutto dalle pagine dei giornali; quello che però è venuto a mancare è l’aggiornamento continuo, sistematico, il solo che possa garantire un’autentica comprensione di come stiano veramente andando le cose.
Fatto tanto più importante, quando molti dati economici raccontano che la Grecia starebbe lentamente rientrando nei parametri fissati dai programmi di salvataggio (i memoranda che accompagnano gli aiuti internazionali ricevuti dal Paese): spread in calo; rinnovato interesse finanziario (speculativo) nelle banche greche; lentissimo assestamento dei conti pubblici (ad un prezzo ampiamente raccontato in termini di tagli alla spesa); privatizzazioni; disoccupazione statistica che, grazie al previsto aumento del turismo, durante l’estate calerà di qualche punto percentuale; piccola promozione da parte dell’Agenzia di rating, Fitch.
Di fronte a questo, sarebbe da monitorare la reale portata di notizie che il governo di Atene si affretta a dipingere come la “storia del successo greco” o come “Grecovery”, succedutosi alla “Grexit”. In un bailamme di neologismi di dubbia qualità linguistica, non si tratterebbe solo di capire se, ad esempio, il calo dello spread sia sufficiente a che le banche concedano qualche prestito alle PM. Si tratterebbe, per fare un altro esempio, di capire se privatizzare significa favorire questi o quegli interessi, se la liberalizzazione del mercato del lavoro sia stata completa o se, invece, esistano e resistano corporativismi velenosi.
Sempre sul piano degli esempi, infine, bisognerebbe tenere sotto strettissimo controllo lo stato di salute della Democrazia greca, nel cui Parlamento siedono diciotto deputati neo nazisti che, quotidianamente, occupano con le loro gesta le cronache elleniche e che dettano l’agenda politica di un governo molto tentato dal serbatoio elettorale della destra radicale.
Aver difeso sin qui l’appartenenza della Grecia all’Europa, significa, per la stampa e per chi della stampa usufruisce, non abbandonarla proprio ora: il peggio non è passato; è qui, è presente ed è l’assuefazione al nuovo ordine.

Atene, 24 maggio ’13

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Comments
One Response to “Casi greci e stampa italiana.”
  1. @LombaM ha detto:

    Che bell’articolo! Un po’ di etnocentrismo nell’interpretazione dei fatti esteri sarà anche inevitabile (per es ne davi conto tu stessa facendo la rassegna dei giornali greci all’indomani le elezioni in italia) ma c’è da dire che l’impressione è proprio che ci sia questo atteggiamento provinciale spudorato: l’estero ok ma solo se è un argomento estremamente saliente per noi (e ci si possa anche ricamare un attimo). Nel parlare di Grecia – poi – lo squallore è stato doppio, perchè l’unica cosa rimasta a livello di percezione è un Paese agitato come termine di paragone negativo e spauracchio dal quale rifuggire. Rinforzando l’idea che poi così male non si sta, e che forse non bisognerebbe neanche lamentarsi. (E se proprioproprio avete fretta, si può pur sempre considerare un governo di unità nazionale per il bene del paese.)

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